Heinz Waibl: "Caro Bob, mi riesce difficile parlare di te, esistono competenti in materia che lo sanno fare meglio, preferisco dirti alcune parole dialogando con te: per un periodo siamo stati sulla stessa barca con Massimo Vignelli "Unimark" Milano, Chicago, New York, Johannesburg Sud Africa. Della tua vita nel segno della grafica ti dico che sei sempre arrivato in punta di piedi nei traguardi più alti. Il tuo lavoro è pieno di umanità prima del rigore. Sei una "cometa" che indicherà anche per il futuro la strada da intraprendere."
Armando Milani: "Ho appreso con grande tristezza della scomparsa dell'amico Bob Noorda. Con Bob scompare la figura di uno dei più grandi maestri del design internazionale. Quando studiavo grafica a Milano alla Scuola Umanitaria negli anni 60, analizzavo con ammirazione i suoi sintetici marchi, le copertine di libri e le riviste sempre impaginate con impeccabile veste tipografica. Arrivato a Milano nel 65 dall'Olanda, Bob era riuscito ad integrare con successo il modernismo della Bauhaus e della scuola olandese di Gerritt Rietveld con la più impulsiva cultura milanese. Mi ricordo di Bob ai nostri incontri dei membri AGI nello studio di Roberto Sambonet a Milano, quando rimanevo affascinato dalla sua trascurata eleganza, dalla sua sottile e garbata ironia e dall'atteggiamento un po' timido e riservato tipicamente nordico. Il suo nome stesso era un'espressione della sua personalità. Recentemente ci parlava con amarezza del progetto dell'Atm di Milano di eseguire un restyling della sua segnaletica per la metropolitana milanese, che io ho sempre considerato un esempio di perfetto design. Fortunatamente Bob è poi riuscito ad ottenerne la supervisione. Aveva adottato l'uso del computer con entusiasmo, ma sempre previlegiando l'importanza dei contenuti e dell'etica della comunicazione visiva. Al conferimento della sua laurea honoris causa in Disegno Industriale al Politecnico di Milano nel 2005, ha così terminato la sua breve ma illuminante presentazione: "Il design è la mia vita, sono nato con la matita in mano e credo che morirò con in mano un mouse". Una conclusione appassionata e commovente. Caro Bob, ci mancherai molto.
Mario Piazza: "In queste tristi occasioni di perdita di una persona stimata e amica, che molto ha fatto e seminato nella cultura del progetto, viene sempre la necessità di affastellare in poche righe le tappe di una strepitosa carriera personale e collettiva. Nella necessità dell'urgenza di una testimonianza su una lunga vita dedicata alla grafica si rischia di mettere le mani alla rinfusa nei progetti unici di Bob, tra i suoi mille marchi, le sue copertine, gli annunci pubblicitari e i sistemi grafici. Davvero non me la sento, e sono certo che sbaglierei. Vorrei quindi ricordare Bob per quel suo carattere gentilissimo, al limite della fragilità. Un uomo che per certi versi, forse per il suo essere sempre straniero, per quel suo italiano cantilenante, per la sua figura snella e nordica, mi ha sempre fatto venire alla mente il grande Jacques Tati. Bob l'ho sempre pensato riflessivo, un uomo che si parla dentro, che si ascolta. Che ha un tempo interno. Un uomo semplice, come la sua impeccabile grafica sempre giocata su un elementare equilibrio riflessivo. Lo ricordo in una mattina a Linate. Dovevamo andare per una giuria a Roma. In quattro: io, Bob, Anceschi e Fronzoni. Ero il più giovane e dovevo fare gli onori di casa, per cui con largo anticipo andai all'aeroporto. Stupito ci trovai già in paziente attesa Giovanni Anceschi e con lui iniziammo ad attendere gli altri (i maestri). Eravamo oramai al limite, e nessuno arrivava. Alla fine, trafelato con i capelli ancora bagnati da una doccia e una sigaretta penzoloni, arrivò ansimante Bob. Aveva con se una valigetta, piccola, che aprì per cercare il biglietto e che invece lasciò cadere distrattamente il contenuto: un thriller in inglese. Decidemmo di passare e non aspettare Fronzoni e Bob ci spiegò che per far prima era venuto con la sua Fiat cinquecento verde bottiglia (retrò e snob) ma poi aveva scoperto che per parcheggiare doveva far quasi più strada di quella già fatta. Era stato al Parcheggio Remoto! Lo immaginai lontano nel tempo e sorrisi. Ma l'aplomb di Bob, pur nelle nostre irrequietezze di perdere il volo, era assoluto. L'angoscia del ritardo e l'ansimare della corsa erano cancellati nella sua figura da un'aurea di calma, un ritmo lento e profondo, una silenziosa e fanciullesca pacificazione interiore. Andava oltre. Lo stupore divenne poi assoluto, quando al gate trovammo quasi alterato Fronzoni che ci stava aspettando da ben due voli! I maestri."
(11 gen 2010 )
02 settembre 2010