Riflessioni

Design della visione

Napoli, 6 ottobre 2009
Documento pubblicato sul catalogo della manifestazione "Design Per." tenutasi a Napoli dal 6 all'11 ottobre 2009.


Deve il progetto grafico confrontarsi con il mondo della visione nel suo complesso? E se si cosa deve fare per giocare un ruolo collaborativo e non marginale da terminale esecutivo dei processi di produzione di senso? Quanto, come e dove possiamo essere d'aiuto in un mondo che rendendo sempre più prossimi i sistemi grafici e di produzione visiva agli utenti della stessa modifica la concezione stessa di progettista? Come coinvolgere la formazione e renderla partecipe di questa trasformazione? Rispondere a queste domande significa ri-pensare il design del visivo, partendo da come viene praticato dai progettisti, cercando di sfuggire alle suggestioni paludose del termine comunicazione e riportandolo alla riflessione sul concetto stesso di visione strettamente connesso al processo del progettare e del fare nell'attualità. Nel tentativo di dare un contributo a possibili percorsi di analisi e studio a seguire ho delineato alcuni spunti di riflessione che possono essere il punto di partenza su come considerare il visivo all'interno del progetto.

Un primo aspetto del visivo è quello che ci coinvolge nel momento ideativo ed è legato alla propria capacità immaginativa di proiettare scenari, luoghi altri, investigare gli ambiti del progetto inteso come pro-iacere, gettare avanti, costruire nuovi luoghi della visione. Della scomparsa di questo aspetto ne era particolarmente preoccupato Italo Calvino nelle Lezioni Americane.

Da questa capacità proiettiva si può passare ad un secondo aspetto che attraverso l'utilizzo di diverse tecniche e strumenti di rappresentazione cerca la condivisione, con altri, di queste prefigurazioni. Ci si trova nell'ambito della rappresentazione del progetto, del disegno, della calligrafia, della tipografia, della composizione della pagina, del colore, della fotografia e dell'immagine in movimento: tutte imprescindibili competenze per riuscire a condividere il più precisamente possibile la propria visione del progetto con tutti coloro che ne saranno coinvolti nella sua messa in opera o nella sua fruizione.

Ma la pervasività del visivo non finisce qui, esso è presente in tutte quelle occasioni in cui interagiamo tra di noi, con le macchine, con l'ambiente. Qui è il visivo stesso, ciò che si vede, articolato con l'aiuto degli stessi strumenti della narrazione, che diventa il soggetto del progetto. Siamo nell'ambito del progetto grafico. Accompagnatore gentile, umile portatore dei propri messaggi, scerpa instancabile, gregario infaticabile per racconti, indicazioni stradali, spiegazioni, informazioni, messaggi... Ci si trova così tra libri, siti, autostrade, computer, telefoni, televisioni... una moltitudine di artefatti che si rivolgono a noi, ci avvolgono, ci inseguono e ci indicano come vestirci, cosa comprare, cosa fare, come utilizzare questo pianeta.

Questi tre aspetti del visivo che si alternano, incrociano sovrappongono dovrebbero essere visti come costitutivi di ogni progetto. Il loro studio approfondito dovrebbe essere la base sulla quale costruire piani di studio e/o mestieri, nella speranza di riportare quella visibilità, la cui scomparsa preoccupava Calvino, in grado di riappropriarci della nostra capacità di immaginazione, di costruire o rifondare, nuovi spazi della narrazione.

Beppe Chia / Daniela Piscitelli

 




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20 settembre 2017

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