Blur Concept

di Pino Grimaldi


Già la parola rivista mi affatica. Blur Design è un progetto culturale articolato in più strumenti: intanto c’è l’idea del Blur design, con quello che rappresenta; poi è in allestimento un sito web, ma il web è un insieme di articolazioni (per ora c’è solo un sito www.blurdesign.it); infine c’è la rivista cartacea.
Diciamo che “Blur Design” è uno strumento per approfondire tematiche del design e che rivista è una parola ormai antica, desueta. Lo strumento cartaceo, il “prodotto” cartaceo, si integra con il suo prolungamento sul web.
Ogni sei mesi, uno dei temi del design diventerà anche un prodotto cartaceo. Un semestre è un tempo lungo per il web, ma non certo per l’oggetto libro.
Tutto sommato, la forma codex, tuttora immutata da secoli, possiede la funzione dello studio e del pensiero di lunga durata, non credo che oggi possa avere un futuro un prodotto editoriale di tipo professionale – nel senso che si rivolge ad un pubblico specialistico - senza il suo prolungamento sul web, che ne fa uno strumento dinamico ma, diciamo pure la parola: interattivo, poiché raccoglie le suggestioni e le sollecitazioni, l’integrazione, gli spunti dei “lettori”.
In effetti questa è proprio la nuova dimensione del Web 2.0, nel quale i contenuti sono in gran parte generati dagli utenti, è la dimensione della sorprendente invadenza dei social network, che tanto stanno cambiando il mondo della comunicazione.
Il sistema del design, e in particolare del design della comunicazione, è piuttosto disabituato alla riflessione di lunga durata, quanto meno, lo è stato più o meno, fino agli anni 90, quando è iniziata una nuova generazione di studenti e studiosi grazie all’apertura dei corsi di laurea in Disegno industriale e Scienze della Comunicazione. È Stato anche il decennio della rivista “Grafica”, del suo progetto, (che dopo un decennio l’AIAP non ha più voluto condividere), ma che tuttavia ha generato in seguito, anche “Progetto Grafico”, uno dei pochi luoghi di approfondimento e di informazione del visual design che abbiamo in Italia.
Oggi tuttavia si assiste ad un uso dei media non sempre coerente; si montano articoli brevi con alcune immagini che compaiono in riviste accanto a saggi di ponderosa riflessione, appunto di lunga durata.  Personalmente credo che il saggio debba avere una sede diversa che, naturalmente non può essere la stessa dell’informazione sugli eventi e l’informazione che ha la finalità di documentare eventi, progetti, prodotti.
All’owerload delle informazioni e ad una fruizione delle immagini sempre più distratta e subìta dalla melassa mediatica, occorre riservarsi il tempo dello studio e del pensiero riflessivo, altrimenti tutto è un fluttuare liquido e incessante di informazioni, ma senza cultura.


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11 luglio 2020

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