Culture, professione e associazione

Il centro di documentazione sul progetto grafico, la biblioteca Aiap e la galleria Aiap
Milano, 9 settembre 2009
Documento a cura di Mario Piazza

In questo ultimo ventennio l'Aiap ha trovato una propria fisionomia associativa che l'ha portata lontano dalle secche della mera azione corporativa di tutela di una categoria professionale (oltre tutto molto debole) a favore di un profilo dove l'azione di promozione dell'aspetto propriamente professionale era indissolubililmente legata al riconoscimento ed alla pratica di una cultura del progetto.

A partire dal documento e dai materiali di riflessione sul processo di re-definizione dell'associazione, la considerazione dell'Aiap nello scenario delle associazioni è fortemente mutata, con un significativo aumento di valorizzazione e riconoscimento. La chiarezza di una scelta di rappresentanza e di competenza professionale e l'articolazione di politiche e pratiche ad essa linearmente correlate, ha fatto si che il valore percepito della nostra associazione diventasse effettivamente rilevante.
Analizzando nel concreto le ragioni di tali positive evoluzioni è necessario evidenziare come la condotta della politica associativa abbia saputo sempre coniugare i temi della cultura (ovvero della disciplina) con quelli della professione. L'Aiap nella sostanza in questi anni è stata capace di costruire un forte modello di "qualità associativa". Una sorta di pratica delle origini, paragonabile ad esempio a quello che portò alla nascita dell'Adi, dove le necessità professionali, le culture e le teorie del disegno industriale trovavano una reale traduzione deontologica al proprio interno.

Questa entusiasmante empatia di intenti e di azioni ha concretamente messo da parte i difetti delle politiche che l'associazione, nel bene e nel male, aveva precedentemente praticato: il piccolo cabotaggio del riconoscimento tout court, le isole dedicate alla Cultura del Progetto (si vedano i casi "Grafica" e "Biennale di Cattolica", prima e unica biennale della pubblica utilità), la sudditanza interassociativa, la finta democrazia partecipativa e territoriale (le delegazioni regionali), le ambiguità del senso di appartenenza e del che cosa rappresentare, i timori dei rapporti internazionali.

Oggi l'Aiap è una associazione profondamente diversa, dispone di una piattaforma operativa assai più sofisticata, con linee di intervento ben tracciate e con la capacità in maniera complessa di svolgere il compito e il senso di una rappresentanza.

È proprio questa configurazione che impone una svolta ulteriore. Le tematiche e la prassi devono infatti, in prospettiva, trovare un diverso peso specifico, che consenta ai diversi contenuti associativi di poter disporre di una sorta di autonomia di azione seppur saldamente coordinata e nello stesso tempo di affrontare con una visione ampia la loro strutturazione. Non basta più operare con atteggiamenti di "supplenza" al soddisfacimento di un bisogno o alla fornitura di servizi ai soci, bisogna che l'Aiap, nei vari settori di azione, produca valore. L'azione associativa deve quindi essere capace di innovarne la politica, ma anche di costruire forme di sostenibilità e valorizzazione economica, che la maturazione del mercato del lavoro da noi rappresentato oggi ci consente e che sarebbe un errore non cogliere e assecondare.

Culture per la professione
Seguendo questa impostazione, il tema dei contenuti, ovvero delle culture che modellano l'agire professionale e il campo della grafica, diventa molto importante. L'intuizione, già manifestata nel programma di lavoro del Consiglio direttivo eletto nelll'assemblea di Torino del 1999, di costituire un Centro di documentazione sul progetto grafico (cdpg), diventa oggi una necessità da attuare e promuovere.
Produrre cultura per la professione è un corollario indispensabile per le associazioni, ed anche una necessità che emerge dal lavoro intrapreso e svolto in sede istituzionale sulle forme di rappresentanza delle associazioni "nuove" e non riconosciute.

Le professioni oggi sono corpi fluidi, mobili e cangianti. I mercati sono difficili, dinamici e cambiano con estrema facilità. Produrre culture per la pratica e l'aggiornamento professionale è un business. Molte associazioni comprano skills e fungono da intermediari tutelanti. Altre hanno cominciato a riflettere come produrre cultura, ma molto spesso invadono campi non pertinenti come quello dellla formazione e dell'istruzione specialistica. La necessità di un centro di riflessione e di organizzazione delle culture riferite al progetto grafico è per Aiap una prima risposta a questi bisogni e domande.

Ma come fare e come attuare questo progetto?
In parte l'azione di questi anni ha tracciato delle scie, individuando possibili strumenti e articolando programmi di lavoro: le mostre della Galleria, la rivista “Progetto grafico”, le edizioni, gli incontri e i momenti di riflessione, le stesse assemblee ne sono una testimonianza.
Quindi da qui bisogna partire strutturando però una piattaforma operativa che sia strategica e renda evidente gli obiettivi che ci prefiggiamo e desideriamo raggiungere.

Il Centro di documentazione sul progetto grafico (cdpg) è in primo luogo un contenitore di funzioni e di attività. In esso vi potrà essere (e già ora in parte sono attive):


Questo Centro deve canalizzare le energie già oggi disponibili ed implementarle, renderle fertili per l'azione e l'economia dell'associazione.

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